Lo storytelling per rafforzare il brand – il caso delle “FREGNE”

È agosto e a Villalago, un paesino in provincia dell’Aquila, uno tra i Borghi più belli d’Italia, si festeggia l’estate con due splendide giornate caratterizzate dallo street-food.

Tantissimi espositori: un banco offre pizze fritte, in un altro si assapora una birra artigianale leggera ma corposa, dall’altra parte della piazza c’è un gazebo specializzato nella degustazione di olive ascolane, poi un grande spazio dedicato alle fritture di pesce, un delizioso tre ruote “Ape” allestito per proporre delle invitanti capresi, il banco degli arrosticini è uno dei più gettonati, ma si sa è piatto tipico di queste parti, ed alla sua destra troviamo un banco che propone delle simpatiche patate fritte ad elica, perfette per essere mangiate camminando.

Al centro della piazza c’è un furgoncino, di quelli che si aprono di lato ed appare magicamente un bancone. Vedo molto movimento intorno al punto vendita, molte persone che ridono e si divertono. Dentro ci sono tre persone, una ragazza in cassa, un uomo di spalle intento a lavorare ed una donna con un taglio di capelli particolare, a spazzola, metà neri e metà fucsia, proprio come il colore delle magliette che i tre indossano.

Mi avvicino e capisco perché gli avventori ridono e si divertono, in questo punto vendita si degustano “FREGNE”! Si hai letto bene: “FREGNE”!

Ovviamente ne ordino una, tra la vasta scelta che il banco propone: c’è la “viziosa”, la “lussuriosa”, la “rasata”, la “ngrifata”, in pratica ce n’è una per ogni gusto! All’occhio sembrano delle “normali” ciambelle fritte a cui i produttori hanno dato una forma particolare.

Sono troppo curioso, la mia è pronta, e scopro che non è proprio una ciambella a cui hanno cambiato forma, ma un impasto diverso, particolare. La curiosità è troppo forte, mi avvicino alla titolare, con un po’ di imbarazzo, perché Elena Iannone, ha un modo unico per intrattenere gli avventori mentre il loro ordine è in cottura: gioca con le parole, doppi sensi a non finire, sempre eleganti, mai volgari. La maestria nel gestire le parole e nel rispettare tutti, grandi e piccini.

La rubo per qualche minuto al suo show, Elena acconsente con simpatia, di tanto in tanto allontanarsi dalla bollente friggitrice, è un sollievo anche per lei.

Le chiedo di raccontarmi la sua storia.

Elena era titolare di una pasticceria gelateria, ha deciso per un periodo di cambiare strada, ma la passione per la cucina, più in particolare per la pasticceria, era troppo forte. Nel suo privato continuava a sperimentare, finché non è arrivata ad una ricetta, implementando un impasto già esistente. La prima frittura è rivelatrice, le appaiono per la prima volta quelle che saranno immediatamente battezzate: “FREGNE”.

Da qui i primi test alle feste patronali del suo Paese, un successo immediato! Anche i Paesi vicini la invitano, pian piano la voce si sparge, dal gazebo si passa al furgone, per essere più veloci e flessibili nei preparativi della linea di produzione.

Il successo è sudato. Sudato per via delle alte temperature dell’olio nella friggitrice, ma anche per via della sottile linea che divide il buon gusto dalla volgarità, ma loro sono bravi in questo.

Il brand prende piede e si rafforza, ora sono 9 anni che sono nel mercato. L’ingrediente segreto è semplice nella sua complessità: tanta simpatia unita ad una professionalità pasticciera di altissimo livello.

Le “Fregne” per Uccio De Santis

La prima cosa che viene alla mente è perché un nome così forte? La risposta è tanto semplice quanto non scontata: “Pensa se avessi scritto “Ciambelle”, quanti si sarebbero fermati a giocare insieme a noi con le parole mentre prepariamo le nostre specialità?”

In breve, Elena ha toccato l’immaginario dei suoi avventori, non solo maschietti, stimolando l’immaginazione anche attraverso i suoi racconti ed i doppi sensi, mantenendo la promessa di un prodotto ottimo, genuino ed unico.

Elena ha attivato dei meccanismi di comunicazione diretta con i propri avventori, scegliendo un canale distributivo che da un lato le permette di poter gestire la sua attività in modo più libero, dall’altro le permette di creare il suo pubblico, diverso di volta in volta, ma che raccoglie in un’adunata fatta di zucchero, crema pasticciera, amarene, pistacchi e doppi sensi sulla pagina facebook.

2 risposte a “Lo storytelling per rafforzare il brand – il caso delle “FREGNE””

  1. Sicuramente uno street food fuori dagli schemi, fare la fila lì è uno spasso e in più è davvero squisito

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